Dal Vangelo secondo Albatros

(1° parte)

 

 

Ci sono grandi artisti che ad un certo punto della loro vita iniziano a perseguire un’opera, a cercarla, e che finché non l’hanno trovata e realizzata, non mollano.

A loro è dedicata molta attenzione, in genere quando sono defunti.

Infatti la gran parte degli artisti famosi in vita, non sono grandi, ma infimi servitori del regime vigente.

L’epoca socialista in Urss (1917-1953) ed in Cina (1949-1976, ma anche nelle zone liberate, fino al 1949), ha rappresentato delle grandi eccezioni in questo campo, due apici di queste eccezioni furono il movimento realista sovietico (ma anche una parte del movimento costruttivista) ed il movimento di massa nell’arte (di cui i contadini di Husien sono un esempio tra i molti).

 

Una presunzione tipicamente occidentale ed inquisitoria risiede nel ritenersi depositari di tutta la cultura, di tutto ciò che è contato o che è stato significativo.

Fortunatamente ad ogni ciclo storico, sepolti i cadaveri dei presuntuosi, si scopre che la cultura era molto più vasta, e questo anche in campo operaio.

 

Negli anni della Rivoluzione francese, si scontrarono molte tendenze, che colsero e cavalcarono l’esigenza storica di liberarsi della nobiltà parassita e del loro sciagurato potere sulla vita delle masse. Ma tutte queste tendenze erano borghesi, a parte una, che lo era solo in parte (quella di Babeuf alla quale appartenne Buonarroti).

 

Marx scrisse che la Storia si ripete sempre due volte, la prima in tragedia, la seconda in farsa.

 

La differenza tra il nesso causale e il nesso casuale è che le cause non sono giochi di parola mentre il caso vendica le ingiustizie quando meno gli aguzzini se l’aspettano.

 

Trattare i contorni della metodologia utilizzata dai nazisti che si sono impossessati delle Brigate rosse negli anni ’80 significa dover attingere a molte mostruose farse, ripetizioni fallite di tragedie storiche, che, ciò che conta, non inficiano assolutamente il marxismo-leninismo-maoismo, ideologia del proletariato che non permette ad una organizzazione rivoluzionaria di divenire setta controrivoluzionaria, ideologia della Rivoluzione che risponde alle esigenze della tappa storica essendo il prodotto migliore delle tappe precedenti.

 

Alla loro fondazione, le Brigate rosse rivendicarono quali aspetti costitutivi della propria pratica politico-militare, la Resistenza antifascista, la Guerra di resistenza vietnamita, la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria cinese, il movimento delle Pantere nere negli stati uniti.

 

Nei loro anni migliori, le Brigate rosse attaccarono i padroni. Si può dire che li terrorizzarono. Aiutarono e sostennero lo sviluppo dell’autonomia di classe. Iniziarono a portare il proletariato italiano a comprendere che i lacci e lacciuoli che trattenevano le masse dal benessere e dalla libertà erano costituiti sia dalla reazione che dal revisionismo.

 

Ad un certo punto, incontratisi i primi quadri con il carcere, cambiò qualcosa.

 

L’aspetto divenne più incentrato sul piombo e meno sulla politica.

 

Più sulla vendetta che sul rapporto di forza.

 

Più sul gesto che sull’organizzazione.

 

Tutto iniziò a concentrarsi sul teorema del portare le masse alla lotta armata, mentre organizzazioni proletarie vicine e solidali alle Brigate rosse, come i Collettivi politici veneti per il potere operaio, praticavano la dialettica e l’organizzazione del proletariato nella lotta ad un livello di comprensione che non comprometteva ma valorizzava l’organizzazione diversificata delle masse entro un quadro unitario di programma.

 

Alle Brigate rosse a quel punto, sciolto il Fronte delle fabbriche (1976),  mancava un programma, quindi il problema era a quel punto sussumere l’autonomia di classe a livello nazionale, inventarsi un “Movimento proletario di resistenza offensivo” col quale giustificare la propria evoluzione militarista, e quindi in definitiva uccidere l’autonomia di classe per proporre al proletariato un’unica via, l’essere sussunto alle Br stesse.

Un programma quindi politico suicida, messianico, anarchico.

 

Un importante artista che conobbi, e che oggi non c’è più se non nelle sue opere e nei ricordi di chi gli volle bene, non poteva militare nelle Brigate rosse, pur avendole aiutate, in quanto “collocato” a far la sua vita ed a tenersi a disposizione. La teoria delle riserve strategiche non è stata però utilizzata dalle Brigate rosse in termini marxisti-leninisti scientifici, ma personali e borghesi giocoforza essendo borghesi le idee dominanti, in quanto conseguenza della compartimentazione e delle logiche della sicurezza. Ma fondamentalmente per un altro, superiore motivo: la teorizzazione dell’unità del politico e del militare è stata coniata AL FINE di uccidere la teoria rivoluzionaria dei Tre Strumenti della Rivoluzione Proletaria, non al fine di costruire la Rivoluzione ma al fine di “conquistare le masse” attraverso un internismo impraticabile ma non per questo meno teorizzabile da certi manigoldi. Il fatto è che quell’artista mi confessò di essere un anarchico, e asserì che la vera natura delle Brigate rosse era l’anarchismo.

 

Non ci fu molto tempo per approfondire.

 

Tornando sull’argomento, mi chiedevo “come” un “impianto strategico” fondato sulla compartimentazione per cellule, sull’unità del politico e del militare, sulla clandestinità, sulla mancanza assoluta di bracci legali e fronti di massa, potesse reggere la repressione e la controrivoluzione, “come” potesse essere utile.

 

            Mi ponevo queste domande perché ritenevo che i compagni prigionieri che ancora ostinatamente sostenevano questo “impianto strategico” fossero in buona fede, perché ritenevo che il loro essere “ostaggi” non impedisse loro di pensare da comunisti.

 

Mi sbagliavo.

 

La mia fede era stata tradita dalle conseguenze della carcerazione di molti compagni prigionieri ai quali io guardavo come un discepolo ad un maestro.

 

Eppure in gran parte non avevo nulla da imparare da loro.

 

Che cos’era successo ? Da quando avevo iniziato a pensare così ?

 

La risposta è nel trattamento subliminale che subii certamente una prima volta a Venezia nel 1985 in un’anno di isolamento nel carcere di S.Maria Maggiore.

 

La risposta è questa perché già da alcuni anni lo Stato imperialista, prima con Dalla Chiesa e poi con Spadolini, ma sostanzialmente con Senzani, aveva deciso di usare il DAP come cavallo di Troia dentro il movimento rivoluzionario.

 

Corrodendo il pensiero politico ed i nessi logici dei militanti incarcerati, si sarebbe prodotta una riduzione di dialettica e di capacità politica dell’organizzazione, a causa del fatto che l’organizzazione delle Brigate rosse “sin dall’inizio” ha “sempre posto al centro del suo programma politico” la liberazione dei prigionieri.

 

Cioè un attimo.

 

A pensarci bene.

 

Non la Rivoluzione che produce anche la liberazione dei prigionieri (come con la Resistenza, il 25 aprile 1945 e nei giorni e settimane seguenti), ma la lotta armata che produce la repressione che produce il carcere per produrre l’amnistia ?

Ho capito bene ?

 

Confesso” politicamente, o meglio rivendico, di aver iniziato a militare nella lotta armata ancor prima del 1° gennaio 1977. Di aver considerato corretta la linea politica dell’Unione dei Comunisti Combattenti. E di aver pensato chiusa, a parte alcuni successivi ripensamenti dovuti a modestia e speranza di sbagliarmi, l’esperienza delle Br, sin dal 1989 circa, fatta salva la speranza che la Rivoluzione potesse ripartire da quella esperienza, ossia dal patrimonio vincente di quella esperienza, e non da quegli errori. Dopo di che ho successivamente aderito al m-l-m, nel 2004 definitivamente, dopo una lotta anche con me stesso, durata dal 1989 al 2004.

 

Eppure molte cose che scrivo ora non mi erano chiare sino a pochi mesi fa.

 

Un dramma, secondo qualcuno, si sarebbe quindi dovuto produrre nel mio cervello, a causa del fatto che avrei dovuto comprendere di aver “buttato via” la mia vita per delle idee sbagliate. Ma perché ! Mica erano mie queste idee della lotta armata che produce la sua estinzione. È vero che la classe operaia lotta storicamente per la Rivoluzione, il socialismo ed il comunismo, per eliminare anche se stessa come classe di sfruttati, è vero che la lotta armata utilizza le armi per eliminare tutte le armi, ma non è che questo ci si illuda di ottenerlo in una generazione sola.

 

Qusto invece mi era chiaro sin dal 11 settembre, ma del 1973.

 

Torniamo al DAP. È riconosciuto storicamente che era Senzani era un importante criminologo di fama internazionale. Ed è risaputo che la lotta armata corresse le deviazioni dei NAP di riutilizzare degli ex malavitosi nella organizzazione. Errore rivendicato come linea politica, poi invece, da un’altra organizzazione prevalentemente “napoletana”, il PG. Tuttavia questo non era chiaro a quei militanti catturati per l’azione di Aviano che una volta in carcere divennero dopo alcuni mesi per bacchetta magica, militanti delle Br-pcc, i quali ancora anni dopo asserivano sconsolati che “eppure, il Presidente era un compagno” (così chiamavano per ridere Angelo Dalla Longa, il quale, pur zoppo, pretendeva avere un portamento regale). Fatto sta che nella sua biografia dell’Ucigos dell’ottobre 1993 è scritto che i suoi primi reati erano “sfruttamento della prostituzione, rapina, ecc.”, e fatto sta che il 2 ottobre 1993 viene arrestato dai carabinieri per droga, con 80 gr. di eroina in auto e 600 altrove, nelle stesse strade della sua città, Pordenone, mentre era già arrestabile da alcuni giorni per Aviano, e non era stato arrestato.

Torniamo al DAP. Chi ha deciso, contrariamente allo Stato tedesco, francese, svizzero, irlandese, spagnolo, di collocare insieme in carcere i militanti dell’organizzazione principe delle lotta armata, con malavitosi, fascisti, agenti dei servizi ?

Di certo allora Senzani non giocò a favore di scelte più opportune per lo Stato e maggiormente corrette per i militanti stessi (Statuto del prigioniero politico, sezioni a parte, senza inquinamento di merde varie).

Una cosa che con gli anni emerse, fino al 1980 circa, era che i compagni si guadagnavano la stima dei malavitosi più coraggiosi (come Vincenzo Olivieri che fece la rivolta di Spoleto del 1976, della quale si appropriò nella gestione il Guagliardo, o come altri, che aiutarono a far uscire opuscoli o testi di rilievo, come l’Ape e il comunista), ma non ne rimanevano inquinati. Erano i compagni a dirigere la lotta perché erano i compagni a farsi avanti nella elaborazione di evasioni, ecc.

Invece dal 1980 in poi, affermandosi il pentitismo e la dissociazione, la desolidarizzazione e la differenziazione diventano interne, non calate dal nemico.

Si interiorizzano la sconfitta. Siamo “ostaggi”, si dice. Senza precisare in che cosa consiste il trattamento, diffamando chi denuncia le torture e porta anche sul piano giuridico del “diritto borghese” la battaglia della libertà condotta principalmente nella lotta, ma non in maniera tanto principale, da rendere principale spesso anche la tattica. Allora ?

Ma che significa “ostaggi” ?  Significa guerra come evoluzione della politica (Von Clausewitz) o come fase di eliminazione della politica ?  Perché in questo secondo caso non ci stiamo mica, sia chiaro, non ci stiamo e non ci siamo.

 

È da allora che, latitante il Senzani, si produce la divisione tra il Fronte delle carceri e colonna napoletana, e il resto di ciò che rimaneva dell’organizzazione (dopo la caduta delle colonne di Genova e Torino, e la defezione di gran parte della colonna Walter Alasia “Luca” al sindacalismo armato).

 

All’epoca i compagni delle Brigate rosse per la costruzione del Partito comunista combattente, sono ancora comunisti, ed antepongono il termine comunista a quello combattente, non solo nel lessico ma anche nella prassi politica.

 

La sconfitta della lotta armata può essere solo tattica, e siamo nei primi anni ’80, allora occorre renderla strategica, endemica, strutturale, per consentire al padronato di schiacciare ogni innalzamento dello scontro da parte della classe operaia.

A tale scopo occorrono dei passaggi al regime borghese capitanato a quel punto da Craxi.

 

a)      eliminare la sinistra rivoluzionaria e la sua autonomia

b)      impedire ai prigionieri non arresi delle Brigate rosse di godere della solidarietà delle masse

c)      impedire alla linea di massa di farsi strada dentro le Brigate rosse

 

È questo il vero scopo politico di tutte le operazioni che, da Roma al Veneto, prendono piede negli anni ’80, dirette sia dai ROS, che dai 36 magistrati “antiterrorismo”.

 

Il punto è che per affermarsi questa tendenza militarista perdente e per isolare l’organizzazione dallo sviluppo rivoluzionario, occorrono all’epoca allo Stato imperialista non solo degli infiltrati nella sinistra rivoluzionaria (ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno, il punto è che i compagni dirigenti devono saperli fiutare anche in assenza di prove, ed evitare per l’intanto che sappiano troppe cose, se non sono smascherabili subito),  ma anche che la linea delle Br divenga DI NUOVO militarista.

 

Il tentativo di affermarla con il “PG” è fallito miseramente di fronte alla stupida efferatezza di certi suoi ricorsi al simbolismo nazista (fucilare un traditore come Roberto Peci va anche bene, ma farlo senza decoro no – ammazzare delle guardie, come quelle del Banco di Napoli di Torino, può essere necessario in certi contesti, ma farlo pianificando la cosa senza nemmeno sapere come si chiamano no), al che si produsse la divisione che porta alla nascita delle Br-pcc.

 

Ma le Br-pcc nei primi anni ’80 erano un’organizzazione seria, che aveva una presenza ancora viva nella classe operaia del nord-Italia, e che aveva mantenuto una sua operatività a Roma ed altrove.

 

Allora per ottenere questi tre obiettivi ?

 

La cattura di Barbara Balzerani, avviene il 19 giugno 1985 mentre è in compagnia con un uomo impiegato diplomatico dell’Italia a livello europeo, in un luogo in quel momento tutt’altro che frequentato, la spiaggia di Ostia. Lo stesso giorno scatta il secondo dei blitz della magistratura veneziana (con diversi componenti tra i 36). Si scatena il successo sui media. Ma già dopo due anni soli, lei è prostrata in televisione, a parlare di sconfitta della lotta armata. Grande sicurezza dimostra lo Stato a fidarsi. Vuol dire che sa che può fidarsi, dopo soli due anni, di un autentico atto di sottomissione e non di un atto tattico, checché ne dica la Signora.

 

In realtà, e qui viene il punto, Barbara Balzarani fu molto attiva nel garantire allo Stato l’ottenimento del punto c) che si erano prefissi.

 

E lo attua scatenando una “battaglia di difesa dell’impianto strategico” delle Br, contro alcuni militanti dell’organizzazione (di cui 2 dei 5 componenti della Direzione strategica) imprimendo una spinta che porterà alla sconfitta strategica di un impianto e di una teoria, l’unità del politico e del militare, e di nuovo in maniera negativa e non costruttiva, alla negazione della funzione del Partito, dell’Esercito, del Fronte delle masse.

 

A differenza di Morucci e Faranda, che falliscono nel loro scopo controrivoluzionario, a causa di un impianto politico sostanzialmente borghese (braccio armato, militarismo e movimentismo), ma che nel momento della loro fuga dall’organizzazione si rifugiano in casa di un agente dei servizi, e di Bonavita, che diviene per primo tra i dirigenti, controrivoluzionario, attraverso il carcere (ma che poi parteciperà allo stesso ciclo di interviste con il pentito Fenzi, ed i noti Curcio Moretti Balzarani ecc.ecc.), i soluzionisti si fanno “storici” di se stessi quasi per tutelare i giovani dal ripetere “simili errori”, ma senza mai chiarire il perché loro considerano SUPERIORE STRATEGICAMENTE lo Stato imperialista.

 

Conoscendo le armi segrete utilizzate dal DAP di concerto alla magistratura ed ai carabinieri ed occasionalmente alle altre forze di polizia od a parti di esse, la Balzarani e i suoi soci, perché non le denunciò, al che avrebbe se non altro evitato di essere considerata una traditora da molti compagni ?

 

Forse perché appunto essendo passati dall’altra parte, non avevano interesse a DENUNCIARE queste armi segrete.

 

Oppure perché “SI VENDONO” il segreto in termini giuridici e carcerari. Come sia possibile infatti che con la “legge Gozzini” dei pluriergastolani escano dopo meno di 10 anni in permesso e 21, mentre molti ergastolani della malavita si fanno anche 40 anni senza interruzione, non si sa bene. Ma si sa per esempio che Mesina ha ammesso rapporti con i servizi segreti, ed ha avuto la grazia per ben due volte, nonostante l’ergastolo.

 

Siamo nelle ipotesi ?

 

Molto più avanti che nelle ipotesi. Come stiamo cercando di capire e di dimostrare, noi apostoli per irriverenza, da mesi ed anni.

 

Nel nostro Vangelo, spiegheremo nelle prossime puntate alle giovani generazioni come sia possibile vincere le sconfitte, liberandosi degli opportunisti che hanno bisogno che i miti continuino per rimanere al loro cospetto dei “perfetti” rivoluzionari mentre sono dei cessi di opportunisti.